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giovedì 14 agosto 2014

Una persona molto cara.

Zia Marcella, primi anni 40.
I blog, questo almeno, ospita anche contributi di altri. Inoltre chi l'ha detto che un blog, questo almeno, debba ospitare soltanto post distratti, ridanciani, o seriosi, comici ecc ...
Questo post rientrerà in quelli non solo seri, ma dolorosi. E' un post in memoria di una persona cara.
Ognuno di noi ha fra le sue parentele e conoscenze una o più persone che gli sono particolarmente care, o simpatiche, con le quali ha condiviso momenti allegri, drammatici oppure ha percorso insieme un tratto di vita. Questa era una zia.
Questa persona a me cara che é venuta a mancare oggi, era fra questo tipo di persone care: avevamo anche percorso un po' di vita insieme e non ci eravamo mai persi di vista, se non negli ultimi tempi a causa del suo forzoso trasferimento a Roma. Parlo della zia Marcella, sorella di mia mamma.
Ho avuto molte zie alle quali sono stato molto legato, alle quali ho voluto ricambiato,. molto bene, per una ragione o per l'altra. La zia Rina, perchè una sua figlia é cresciuta con me e Marco; la zia Albertina perchè  é stata di casa nella nostra, consigliera e confidente della mamma, sempre pronta ad intervenire; la zia Anita, che mi aveva visto piccolo mentre con i miei ero sfollato ad Osteria Nuova durante il passaggio del fronte. Zia lo sarebbe diventato dopo quel periodo. Ma la zia Marcella, ...
Mi aveva visto nascere, lei diceva '.. ti ho tirato io fuori!'. Era quasi vero.Mi aveva cresciuto mentre mamma lavorava da sarta da uomo sulla sua Singer. Dai pannolini, al biberon, a lavarmi e vestirmi, al fiocco sul grembiulino per l'Asilo, a 5 anni. Era la sorella minore di mamma; abitavamo insieme a Firenze prima del nostro trasferimento ad Osteria Nuova di Bagno a Ripoli. Abitavamo insieme anche quando si sposò col 'bibi'. lo zio Roberto che venne a vivere nella nostra famiglia. All'epoca era quasi normale. Quando arrivò in famiglia suo padre, provetto imbianchino e decoratore, trasformò la vecchia casa, 5 stanze allineate e affacciate sui un lungo corridoio, in una 'quasi' reggia. 3 camere da letto, una cucina ed un vasto salotto, dove su due tavoli, pranzavamo e cenavamo. Il babbo dello zio 'bibi' rinfrescò tutta la casa a cominciare dalla camera da letto degli sposi: un trionfo di rose nella balza in alto e nei contorni a finestra e porta. Il salotto lo fece sembrare una sala di Fontanbleu! La zia Marcella fino a che non nacquero le sue figlie, continuò ad occuparsi di me e Marco, mio fratello. Al mattino mi pettinava i capelli ricci, prima di uscire per la scuola. Mi dovevo mettere le mani sulle orecchie per non farmele asportare sotto i suoi colpi di pettine. Le sere d'estate, quando gli zii andavano a ballare alla 'Villetta', mi portavano con loro. Vederli era uno spettacolo, affiatati come pochi si esibivano in tanghi appassionati e valzer indemoniati.
Quando avevo 14 anni andai a passare oltre 3 mesi da loro, a Castelnuovo val di Cecina. Mesi indimenticabili da dove tornai viziato come pochi altri. Gli zii come i nonni sanno viziare, e come!.Fino a che non andarono ad abitare a Barroccino, una borgata di Stagno (Li). Abitavano una casa vasta dove l'ospitalità era una norma. Cugini e nipoti ne approfittavamo ad ogni pié sospinto. Non passava un'estate che non ci ritrovavamo in una 20ina, accampati in ogni dove. Camerate per maschi e altre per femmine. I ragazzi in una cameretta con letti a castello. La zia ad una cert'ora del mattino vi si affacciava con il famoso ritornello: 'Svegliatevi ch' é l'ora, chicchi-ri-ri-cchi-cchì'.. Un giorno era il 15 agosto di molti anni fa, avevo fissato di passare il Ferragosto da loro. Verso le 10.30 trovai le finestre ancora chiuse oppure già chiuse? Salita la breve scala, incoraggiato dall'inquilino di sotto che ' ...non li ho ancora sentiti.', bussai. Venne proprio lei, la zia Marcella ad aprire. Aveva gli occhi come fessure e pieni di un sonno non ancora esaurito. 'Franco, cosa fai a quest'ora?' Era andata così:  verso le 24 della sera prima a chi era in casa (una dozzina) gli venne fame. e non trovarono di megluio che scendere nel pollaio per tirare il collo a 1 o 2 pollastre.Fra chiapparle e pelarle, cuocere e condire la pasta vennero le 3. Il tempo di mangiare e bere e via a letto.
'Bibi, Petrizia, Vilma, Lido, Andrea, Emilio , ...., ...., c'é Franco con la Grazia, sono arrivati. Sveglia.'
Altre volte di passaggio; 'Dammi la maglietta, in una attimo la sciacquo e si asciuga, così viaggi meglio'.
Par fare una festa di fine anno insieme ci andavo per l'Epifania. Mai una volta che sia mancato un giocattolo per Neri.
Quella volta che con Grazia ci si mise a fare i tortellini. Ci venivano grossi come ravioloni. Arrivò la zia Marcella e in quatro e quarr'otto ce li arrotolò lei. Una meraviglia!
Una volta che andai a Barroccino, la trovai  già ai fornelli. Pensai che mi volesse fare chissà quale pranzo. Alla domanda rispose che quel tegame era per Piera. una delle 2 consuocere che abitava vicino: gli aveva chiesto una mano per un pranzo impegnativo. C'era anche una teglia sul fuoco e chiesi cosa ci fosse dentro. 'Ci sono i polpetti da fare alla Luciana'. Domandai ' Ma per noi? Non ci sarà niente per la tavola?'. La vedo ridere ancora: 'I polpetti sono per noi, la 'Luciana' é il tipo di ricetta con cui li cucino!'.
Ultimamente abitava a Scandicci, dove ci andavo spesso a far loro visita. Lo zio non stava più bene e lei, accompagnandomi alla porta mi sussurrava: 'Torna a trovare lo zio, ti rammenta ogni giorno'. Uscivo commosso da quelle visite, per il rinnovato legame fra noi e per il pensiero che aveva per Roberto, il grande amore della sua vita..
Poi in questi momenti, ti viene di pensare a quante volte non l'hai vista o sentita. Al telefono sia io che altri nipoti, se rispondeva lei chiedevamo subito dello zio. Allora si incazzava: ma io che sono? Il culo?'
Ti vengono alla mente tutte le volte che potevi andare a farle visita e l' hai rimandata.
Ti viene di pensare a quante volte potevi dirle. ti voglio bene zia Marcella. Lei lo sapeva, ma perché non dirglielo?

Francoeffe

martedì 12 agosto 2014

Una gita nel Parco 'Fanes, Sennes, Braies'

Un cespuglio di pino mugo
L'avevo visto diverse volte quuell'alberghi vicino a quella pozza che chioamavano 'lago'. Era il Lac d'la Creda, mi pare si chiamasse così. Il ricordo, senza ricorrere alle mappe si é un po' sfocato.
Era, anzi é ancora, sulla strada per Pederù, quasi alla metà, nel verde. Da li parte il sentiero con cui alla fine si arriva al Rifugio Fodara e dopo a Pederù, passando per quelli del Sennes e Fodara..
Più che percorrere quel sentiero pareva di risalire un torrente in secca. Ma era proprio quello il fascino: quel sentiero che risaliva un torrente. Di tanto in tanto si degnava di farsi vedere o  ascoltare tramite il consistente rumore di fondo causato dall'acqua rotolante fra i sassi e saltellante fra i grossi massi. Forse era la voglia di farsi sentire oltre che vedere. Il torrente faceva come al gioco del 'cucù'. O come la madonna di Fatima: apparire e scomparire. Fu in quel letto sassosissimo che la vidi: una Stella Alpina che cercava la luce in cima al suo stelo che sembrava un collo allungato in cerca d'aria.
Mi venne in mente Modigliani ed i suoi lavoro su tela. La  fotografa che scattai é andata dispersa, peccato!
Poi, improvvisamente, il torrente scomparve nel profondo della terra e non si fece più vedere e sentire.
Quando il sentiero iniziò a perdere parte della sua pendenza ci fu il momento di voltarsi indietro e non vedere niente. Nel senso che la particolare curvatura non consentiva altro orizzonte se non dai lati: alti costoni di roccia che ci indirizzavano verso il 'barco', a q. 2550 slm.
Dei baranci ce ne rendemmo conto solo quando gli fummo nel mezzo: magnifici, perfettamente rivolti verso il cielo a tanti, tanti da formare un labirinto. Sarebbe stato bello poter vedere l'effetto dall'alto!. Piazzole di pino mugo profumatissimo (1), si susseguivano le une alle altre, ognuna di altezza e consistenza diverse.
Poi il sentiero ci avviò verso una morena impressionante. Il sentiero serpeggiante pareva non avesse più fine. Servì molta attenzione, non era ammessa nessuna distrazione che poteva rivelarsi fatale. In hotel avevamo sentito storie di grandi escoriazioni causate da scivoloni sulle morene.
Al termine di questo sentiero che non aveva dato nessun momento di  respiro, il barco: un passaggio così stretto che passammo uno alla volta scavalcando il diaframma ad altezza del cavallo dei calzoni. Poi, ...
La vista del grande pascolo che pareva non avesse fine. Ancora una conca fra alte muraglie di roccia. Nel prato i cardi in fiore invitavano a coglierli, ma ..... nessuno ci provò, anche perchè dopo sarebbe stato necessario portarli a casa, come? Dove?...
Sia io che Vittorio, Gino, Sandro e Cristina ci accorgemmo di avere una fame da lupi, il panino potrtato da ll'hotel era stao divorato fra i baranci. Contavamo sul Rifugio Sennes, che però ancora non era in vista e le ore di marcia erano già ben 5. Ma la mappa e le segnalazioni ci dicevano che eravamo sulla strada giusta, dunque si trattava solo di strada. Finchè non apparve il Rifugio. Una sciacquata alle mani e via, intorno alla tavola  su cui fu presto aggiunto un profumato minestrone, del vino e acqua a cui seguì una tegliata di uova affrittellate mescolate a speck! Un trionfo di cucina e appetiti.
La gita terminò dopo ancora 2 ore. Passammo per un caffé al Fodara per poi scendere a Pederù dove ci aspettava l'auto di uno di noi. Rientrando recuperammo l'altra lasciata al mattino a Lac d'la Creda
(1) Pinus mugo (class. Turra, 1764) della famiglia pinaceae. Dai sui rametti verdi non ancora lignificati viene estratto l'olio essenziale di mugolio (on line).

domenica 3 agosto 2014

Presentazione

Aggiungi didascalia
Ho un nome molto lungo se detto e scritto alla maniera antica e per intero, con tutti i patronimici. 
Sono riuscito a conoscerlo al termine della Ricerca sulla mia genealogia. Antica, contadina ma affascinante e ben radicata nel 'popolo' di Antella. Anzi, di Santa Maria all'Antella, detto alla maniera antica, anche questa!
Adesso non é più consuetudine di declinare anche il nome del padre dopo il proprio.
C'é anche una ragione per dire il proprio nome per intero. E' quella di esibire per intero tutta la Genealogia che la maggior parte della gente non si é mai curata di cercare. Non sanno quel che perdono, i maturi per indifferenza i giovani per ignoranza, presi come sono a 'spippolare' incessantemente sui loro aggeggi tascabili elettronici. Senza contare chi su Face Book si perde a condividere le cose degli altri, nella maggior parte dei casi insulse, ovvie ma sempre kitch: filmati impossibili, cani e gatti a sfare o ragionamenti sulla squadra del cuore, giurandogli fedeltà assoluta. Mah!!
Ma per tornare al bomba vi dico il mio nome con le caratteristiche di cui sopra : Franco di Brunetto, di Giovacchino di Emilio, di Luigi di Giovacchino, di Vincenzo di Cosimo, di Bernardo di Cosimo, di Pierantonio di Jacopo Fantechi, dei 'bambolini' di Petriolo. Toh!
Chi l'ha lungo lo .. esibisca il nome e io sto bene!
Mi é venuto in mente di scrivere questo post per la ragione che oggi ho aggiornato la Ricerca chiusa nel 2012 a seguito di 2 new entry: Alessandro e Cristiano che sono individuati come cugini di 7° grado. Quest'ultimo lo incontrerò giusto martedì mattina, seduti ad un tavolo per un caffé.

Francoeffe

venerdì 1 agosto 2014

Un vecchio amico.

Loris e suo figlio sulla copertina di una
Rivista per italo-canadesi.
Arriverà alla fine del mese. L'ultima notizia dice che sarà a Firenze il 24. Passeremo almeno un giorno insieme, così almeno mi ha detto. Certo, dopo 73 anni non é molto il tempo che passeremo insieme, considerando il fatto che  molto probabilmente - non ci incontreremo più!
La storia sta così: quando ero piccolo, circa di 1 anno, la mia mamma usciva con una sua amice che anche lei aveva il figlio piccolo, Loris. Era nato alcuni mesi prima di me.
Quando io nel carrettino aspettavo che scendesse in strada, mi agitavo finchè non eravamo accanto uno dell'altro. Altrettanto lui se scendeva di casa prima di me. Poi quando eravamo insieme tornava la calme. Non é che la nostra conversazione fosse fluida e scorrevole come parrebbe: io avevo appena 1 anno, Loris, così si chiama il mio amico, alcuni mesi di più. Ma vicini eravamo tranquilii proprio come a conversare. 
Finché un giorno di Marzo del 2013 passai dall'Anagrafe di Firenze e chiesi di potere avere il suo recapito, in Canada.  Era emigrato moltissimi anni prima, credo intorno la fine della guerra con papà e mamma, la Pia tanto amata da sua madre.
Sapevo che era emigrato e conoscevo il nome e cognome della sua mamma e dei suoi nonni materni.
La risposta positiva alla mia richiesta non si fece attendere molto. Gli scrissi per ricevere alcune settimane dopo una telefonata. Nella lettera gli avevo allegato una foto che mi ritraeva con le sue nonna e zia, dunque inconfondibile e inequivocabile.
La prima cosa che disse al telefono dopo essersi presentato fu questa: 'Che bello sentire una voce toscana e fiorentina, era tanto tempo che non mi capitava!'.
In seguito ci siamo sentiti e scritti via e-mail molte volte. Una di queste mi ha comunicato la sua venuta il Italia con un programma già definito. Oltre Firenze visiterà San Giovanni Rotondo per raccogliersi sulla tomba di S. Pio da Pietralcina.
Suo padre era un parrucchiere di gran classe e in Canada continuò la sua professione. Loris ne ha seguito le orme, tanto da diventare - così dice la copertina di questa Rivista -'Tthe Kingh of Barber shop'! Nientepopodimeno.

Francoeffe

Gli Avelli


A Firenze era in uso, fino a non molto tempo indietro, un modo di dire molto particolare : per indicare un gran puzzo si dice(va):“…. senti che avello..”.
Credo che solo i fiorentini comprendano il riferimento all’Avello. Per gli altri, ma anche per i fiorentini delle ultime generazioni, conviene chiarire a cosa si riferisce il detto.  Il modo di dire decresce nella parlata ed è sempre meno in uso.
Chissà quante volte siete passati da via degli Avelli : è quella strada che congiunge piazza dell’Unità Italiana a piazza S. Maria Novella. Ebbene, per chi non lo sapesse, gli Avelli sono proprio quegli archetti, tutti decorati, gli uni accanto agli altri in questa strada, sulla facciata della Basilica- 3 per parte- e sul lato destro della sua facciata. “Avello” : arca sepolcrale, tomba”. Così il Devoto-Oli, ed. Selezione dal R.D., 1974.  
Gli Avelli di cui si dice, belli e artistici, sono  sormontati da un archetto e sui sarcofagi fanno bella mostra di se le  insegne di alcune fra le più importanti famiglie fiorentine, patrizie e nobili. Si  riconoscono le insegne dei Pitti, Medici, Alberti, Cerchi, Ricasoli, dell’Antella, Mazzei e di molte altre.
Ma, il modo di dire da cui sono partito? Eccolo qua!
Siccome non tutti i sepolcri erano sigillati al meglio, da questi fuoriuscivano i più maleodoranti fetori. Al tempo la strada non era cosi (abbastanza ) larga: le case erano addossate, quasi a contatto con gli avelli. Poiché il puzzo proveniva da questi, ecco che per indicare un cattivo odore si dice(va) : senti che avello!!”, con buona pace di chi vi ‘risiedeva’. 

Francoeffe

martedì 29 luglio 2014

Tiziano Terzani: ho avuto il privilegio di conoscerlo.

Io l'ho conosciuto così'. (foto di Vincenzo Cattinelli, da: La fine é il mio inizio, Longanesi, Milano 2006)
Credo fosse il 1997 ed un mio amico, Simone Fagioli un Antropologo pistoiese con la passione per le Ricerche impossibili, mi parlò di un suo progetto. In quel momento aveva avuto in affido per studiarlo, un Archivio privato, quello di un carbonaio dell' Orsigna che industriandosi, aveva realizzato una qualche fortuna trasportando il carbone, suo e di altri carbonai, utilizzando il treno e commercializzandolo a Pistoia e Firenze..
Il Fagioli lavorava in uno Studio che realizzava grafica: era un 'graphic designer' e devo dire con qualche vena molto originale nelle scelte stilistiche, ognuna di esse adatta alla committenza..
In estate viveva praticamente a Pontepetri, un fresco paese lungostrada oltre il bivio per S. Marcello e l'Abetone, sulla SS. 632 che da Pistoia porta a Porretta. Simone frequentava la Cooperativa che si interessava e operava per il rilancio della coltivazione e commercializzazione delle castagne della montagna pistoiese. La Cooperativa si era interessata anche del recupero funzionale ed estetico di ben 3 mulini e alcuni metati nei dintorni di Orsigna, utilizzando intelligentemente fondi europei destinati alla salvaguardia della montagna. Uno di questi mulini, bellissimo,  perfettamente funzionante come fu dimostrato in altra occasione che non questa di cui dico.
Il progetto del Fagioli, in collaborazione con la Cooperativa era quello di organizzare un Convegno, forse il primo in assoluto, sui carbonai, evidenziandone operosità, sacrifici e cultura. L' Orsigna era il  luogo ideale per questa iniziativa. I dintorni del paese, fitti di carbonai fin dai tempi antichi, non mostravano nessun disboscamento che non fosse regolarizzato; nessuna 'piaggia' nei boschi a perdita d'occhio. Dunque in definitiva quegli operatori si occupavano anche della manutenzione dei monti boscosi.
Il progetto mi piacque tanto che presi parte all'intera giornata dei lavori. Successivamente fornii anche la foto per la copertina degli Atti del Convegno
Dopo il pranzo, ospiti di alcuni sponsors, eravamo tutti  invitati per un caffé a casa di Tiziano Terzani che non conoscevo. Per arrivarci si seguiva una strada fuori dal paese che si inerpicava sulla montagna. Poco spazio per parcheggiare le auto ma che vista da lass!!. Il meglio che più  non si può. Dalla sua casa.si vedeva d'infilata tutta la vale dell'Orsigna fino a non so dove. Entrando avevo notato alcune piante a terra di Ortensia, un fiore che mi piace in manera particolare. Quelle poi! Mazze nuove  non più piccole del mio pollice, fresche e ben fiorite di quel rosa intenso che a me piace.
Tutta la sua casa era aperta, studio, biblioteca, sale e camere da letto. La sua era in una dependance con cuscini e tappeti, tende e libri in ogni angolo. 'Venite, entrate come a casa vostra', era come al solito seduto a gambe incrociate. Si era ritirato un momento per raggiungerci subito dopo. ,nelle sale per il caffè a cui seguirono digestivi e altri distillati. Nella mattinata aveva già fatto, da par suo, il suo intervento al Convegno, dunque do uscimmo per la ripresa dei lavori era sul cancelletto fatto con pali di castagno a salutare tutti gli ospiti. Quando fu il mio turno salutandolo  gli dissi: 'Maestro, la prossima volta che verrò all'Orsigna passerò a chiederle alcune mazze delle sue Ortensie'. 'Quando tornerai all'Orsigna vieni pure a prenderle, la mia casa non é mai chiusa'. Poi ho saputo che era verissimo; non chiudeva mai la sua casa e non ha mai rammaricato la sparizione di alcunché.
Poi nel tempo l'ho incontrato di nuovo, ancora all'Orsigna: un posto magico e ospitale illuminato da questa originale e forte presenza. Il nuovo ncontro lo racconterò la prossima volta.

La foto della copertina degli Atti
Francoeffe

mercoledì 23 luglio 2014

Assisi


Una Sala Congressi vista da una
cabina per traduttori
Era stato un successo aver conquistato la fiducia di così importanti medici. Naturalmente la maggior responsabilità, favorendomi nella presentazione, se l’era presa il mio amico : lui mi conosceva, avevamo fatto molte cose insieme, dalle Feste de l’Unità alle gare podistiche, al coordinamento di una Commissione Consiliare di Bagno a Ripoli. Il lavoro che mi aveva affidato a Pozzolatico, un po’ per levarselo di torno, un po’ per offrirmi  l‘opportunità di una nuova esperienza, capace di attrarre i figli per continuarla dopo l’ avvio, era delicato come tutti i lavori, ma giocavamo in ambiente protetto e comunque si trattava di un solo giorno di Convegno. Proprio da quello scaturì la commessa per  quello da farsi ad Assisi.
Questo si prospettava come un lavoro impegnativo e duro.
Si trattava di un Convegno di livello Internazionale, con 2 Presidenti – uno dagli USA e uno dall’URSS- e con Ospiti da varie Nazioni. Nel Pool organizzativo che si andava formando era prevista anche la presenza del “Centro Internazionale per la Pace” di Assisi , sotto i cui auspici il Congresso si sarebbe svolto.
Si trattava proprio del Centro di quei tre francescani di Assisi che viaggiavano fra gli Stati del Mondo incontrando i loro Capi di Sato  e di Governo, a perorare la Pace.
Misero a disposizione dell’organizzazione il Logo del Comitato : scusate se è poco.
Offrirono anche la Sede : la Sala Gotica nel Sacro Convento di Assisi. Si impegnarono molto anche per rimuovere gli ostacoli e  convincere il Cremlino a favorire  la presenza del co-Presidente russo, un cardiologo di Mosca (l’altro veniva da Boston). Molti dei congressisti ne conoscevano il lavoro ma quasi nessuno lo aveva incontrato : all’epoca era difficile uscire dall’URSS. Alla fine lo sforzo dei frati fu premiato a vantaggio del Congresso, ma  sopportarono in quei giorni  una neanche discreta presenza di Servizi Segreti di vari Paesi.  
La Segreteria fu posta in una sala del Convento, grande e luminosa. Il personale necessario per la Reception e la Sala fu attinto dai contatti dell’Agenzia. Tutti si dimostrarono all’altezza e oltre.
Per l’occasione fu messo in piedi un meccanismo innovativo per le comunicazioni fra la Segreteria e il tavolo della Presidenza : due computer in linea evitarono il via vai in Sala delle Hostess che potevano distrarre l’attenzione dei Congressisti. Fra le chicche che furono messe in essere la migliore fu sicuramente il Concerto in Basilica Superiore con  “I Cantori di Assisi”, che dopo aver cantato fin’anche alcuni Spirituals, accompagnati dal ritmo delle mani dei presenti, terminarono il programma con il celebre Alleluja da ‘Il Messia’ di G.F. Haendel : un trionfo
Ai congressisti era stata offerta la Cena di Gala nel più importante, raffinato  e caratteristico Ristorante di Assisi. La qualità del menù scelto e del servizio si dimostrarono all’altezza e importanza della serata e degli Ospiti, che terminò con il Concerto in Basilica.
Il successo del Congresso, determinato anche dalle perfette traduzioni in simultanea, si concretizzò nella commessa di un nuovo lavoro, anch’esso internazionale, sul tema della ‘Cronobiologia’ che si sarebbe svolto a Firenze l’anno successivo.
L’ incontro più importante ad Assisi, condiviso con tutta la Segreteria, fu quello con il Custode del Sacro Convento : Padre Vincenzo Coli. Lo incontrammo molte volte. Veniva a trovarci in Segreteria e chiacchieravamo del più e del meno. Lui  vi incontrava  un ateo, un agnostico, uno di religione greco-ortodossa oltre alle tre ragazze assisane che suppongo cattoliche, forse  praticanti. Nessuno si sentì pressato da quella presenza.
Per anni lo abbiamo ricordato come una figura intelligente e discreta, gentile e premurosa.
Nel tempo l’ho incontrato molte volte a Firenze, dove veniva a cambiare aria  in occasione delle Feste natalizie. Le  trascorreva  aiutando i conventuali della Basilica fiorentina di S. Croce nelle confessioni e funzioni.
Dopo il periodo trascorso a Firenze dove l'ho ancora incontrato adesso  é a San Miniato Basso dove andrò a trovarlo a breve..

Francoeffe

UN SOGNO


Accadde poco dopo il rientro dall’Ospedale dove ero stato sottoposto ad un piccolo intervento chirurgico, leggero ma fastidioso.
Poco tempo dopo quell’anestesia totale cominciai a sognare spesso e di tutto : vicende non completamente immaginarie dove i miei cugini, ai quali sono molto legato, erano spesso fra gli attori principali, come in quella festa della rificolona in via Datini, a cui partecipai con  Neri e altri 3 suoi amichetti e in altre storie curiose e complicate.  
Quando mi resi conto che i sogni continuavano cominciai a scriverli in un grande quaderno, giusto per non dimenticarli tanto erano a volte, strampalati e a volte impossibili : i sogni si sa, sono unici.
Questo che mi appresto a scrivere è certamente fra i più curiosi.
“Ero ad una battuta di caccia con un vecchio amico con il quale avevo avuto, un po’ di tempo indietro, un forte dissidio, uno di quelli che dopo giureresti che non avresti mai più riallacciato gli antichi rapporti. In tante occasioni avevamo collaborato a molte attività sociali : praticamente eravamo fra le colonne portanti di certi momenti organizzativi. Un bel giorno però qualcosa si ruppe e…
Dunque il sogno!
Eravamo a quella battuta di caccia : era caccia grossa. In quel momento attraversavamo un bosco dove c’era stato un grosso incendio. Ci eravamo distanziati dal resto del gruppo e nella zona in cui ci trovavamo fumavano ancora i tronchi delle piante che sporgevano dal terreno di un buon metro. Il terreno era completamente coperto di cenere : ci muovevamo su un tappeto grigio e spesso.
Ad un tratto, davanti a noi, apparve un leone che si avvicinava alla nostra volta. Fortunatamente a circa 20 metri c’era una capanna alta sul suolo sorretta da palafitte, con una scaletta che con una breve rampa portava alla porta d’ingresso. La capanna pareva solida e comunque era l’unico rifugio possibile in quello che prima era stato un folto bosco.  Ci mettemmo a correre nella sua direzione. La posizione più favorevole del mio amico rispetto alla capanna, gli permise di imboccare la scaletta d’accesso per primo. Il tempo di entrare e di chiudersi la porta fu tutt’uno : mi chiuse fuori! Il leone, che aveva visto la nostra mossa, si volse verso la capanna ed era già alla base della scaletta quando la porta si riaprì a seguito dei  miei strepiti e imprecazioni.
Non appena dentro caddi sul pavimento stremato dallo shock e dalla paura, giusto dietro la porta che il leone intanto stava tentando di aprire, raspandone violentemente la base, facendo un suono simile a “ pfruum, pfruum”. Mentre  tentavo di mantenere la porta chiusa mi accorgevo con terrore che la base cedeva sotto i colpi e il raspìo : il leone ce la metteva tutta per entrare.
Non restava che svegliarmi. Da sempre ho fatto così : quando i sogni prendevano un piega che non mi piaceva oppure di pericolo, decidevo di svegliarmi. Il bello è che, a volte, mi riaddormentavo riprendendo il sogno dove l’avevo lasciato. Va da se che se c’era ancora la stessa difficoltà mi svegliavo di nuovo e così via, finchè  non mi fossi trovato in una fase soddisfacente del sogno.
Anche quella volta decisi di svegliarmi : il suono del raspio e l’imminente pericolo lo richiedevano! Solo che quel… rumore continuava anche adesso che ero sveglio.
Per forza : era il suono del ronfìo di Grazia che mi dormiva a fianco!”

Francoeffe

mercoledì 28 maggio 2014

I MENU' DELL'OLIVETA: per la 1a Squadra della S.S. VAGLIA 1970

Nella società vagliese la Società Sportiva che si occupa di Calcio, 'VAGLIA 1970', occupa il giusto posto che gli compete. Oltre alla squadra che partecipa al Campionato di 2a Categoria, organizza e fa scuola ad una 20ina fra bambini e ragazzi della zona, distribuiti in 2 squadre che partecipano a regolari Tornei di Campionato e ad altre manifestazioni calcistiche.
Non importa sottolineare l' importanza dello Sport , specialmente quello di Squadra. 
In una società organizzata al meglio, che ottimizzi gli sforzi delle sue componenti e ne raccolga competenze e sollecitazioni, le attività sportive dovrebbero integrarsi con quelle scolastiche, senza soluzione di continuità, in un disegno educativo complessivo e globale. Di tanto in tanto la Società organizza per i più grandi pranzi e cene; per i bambini altrettante 'pizzate'. Questo il menù del pranzo ai calciatori più 'grandi' del 28 aprile 2013.

APERITIVO
Frittura di acquadelle, gamberetti, porcini, fiori di zucca,
zucchine, rondelle di cipolle di Tropea e melanzane
Crostini di persico ed erbette di Provenza
Alici con cipollina fresca e scorzine di limone
Insalata di mare
Sorseggiando Prosecco di Valdobbiadene
Spritz e succhi di frutta

GRANDE CACCIUCCATA ALLA VIAREGGINA

Strambotto alla veneta

DESSERT
Crostata alla crema pasticcera con frutti di bosco

AL BAR
Caffè espresso
Distillati
Limoncello

DALLA CANTINA
Tocai DOCG 2012
Moscato d'Asti 2012

Francoeffe




I MENU' DELL'OLIVETA: alcuni di S. Silvestro

INCOMINCI
Baccalà in carpaccio
Moscardini in guazzetto
Mazzancolle in vellutata di cipolle di Cannara
Acciughe di lampara con cipolle di Tropea
e scorzette di limone
Spigola in carpaccio d'agrumi e pepe rosa in grani
Cous-cous ai frutti di mare
Filetto di tonno in tartare

PRIMI
Chicche ai filetti di gallinella, scorfano e persico
con pomodorini di Pachino
Maltagliati alle seppie col suo nero

SECONDO
Rcciola al forno con fantasia di verdure

                                                              DESSERT
                                                        Bavarese al limone
                                                           Gelato al caffé
                                                  Gelato alla crema chantilly

                                                               AL BAR
                                                             Caffé moka
                                                                Distillati

                                                      DALLA CANTINA
                                               Champagne Jean Aubry et fils 
                                                        de Jouy-les-Reims

Francoeffe

I MENU' DELL'OLIVETA: S. Silvestro


APERITIVO SULLA BOTTE
Cocktail champagne alle fragole
Ostriche 'fines de claire'
Crostini al filetto di S. Pietro
Pappa al pomodoro di mare 
Spiedini au poisson con verdurine fritte
Gamberoni 'graten' involtati nel lardo di Colonnata

ANTIPASTO
Tonno in tartare
Stoccafisso in carpaccio

PRIMO 
Spaghetti alla 'chitarra' all' imperiale di crostacei

SECONDO 
                                               Gallinella di Porto S. Stefano al forno
                                              Con (in)torno
                                              Sformatini di zucchine e punte d'asparagi
                                               Patate al forno

                                                 DESSERT
                                                 Crespelline di crema pasticcera al profumo di vaniglia
                                                con juice d'arance tarocco e scorze caramellate

                                                 AL BAR
                                                   Caffé espresso e distillati

                                                    DALLA CANTINA
                                                    Champagne millesimato

                                                    A SEGUIRE
                                                    i fochi

Francoeffe




I MENU' DELL' OLIVETA - Alcuni menu' realizzati in occasione di compleanni e cenoni di S. Silvestro

Intanto é necessario premettere che l' Oliveta é un luogo da sogno. Verde, silenzio e pace, per i sensi, per gli occhi, per tutto. La ci si riposa e distende veramente. E il fresco nei mesi estivi!! E la vista sul Santuario di Montesenario che al tramonto 'ruba' l'ultimo raggio di sole, a dimostrazione che i frati sapevano scegliere bene i luoghi dei loro romitori.
Alla stagione giusta si possono riempire panieri di 'prugnoli, saporitissimo funghi da cui un condimento indimenticabile per gli spaghetti.Intorno la casa ci sono ben 3 piante di fico, giusto per fare le 'picce' da spelluzzicare per merenda.
Le compagnie che frequentano l'Oliveta si formano nei fine settimana: molte sono le coppie che hanno figli, in genere 1, ma qualcuno ha ... esagerato ed é arrivato ad averne 2! Incredibile!!
Quindi nei fine settimana si contano gruppi di 20, 25, 30 anche 40 persone e tutte da mettere a tavola a una cert'ora! Immancabile l'aperitivo: se d'inverno, sulla 'botte'. In realtà sembra più un tino, ma é chiamato la botte. Sistemata nella vecchia stalla, della quale conserva ancora la mangiatoia.e lo scolatoio. Adesso invece del fieno e del segato e di altro per far mangiare le bestie, ci sono bottiglie, alcune avviate, la maggior parte però a memoria delle abbondanti libagioni. Ha ecco: un'altra cosa che non manca mai é il Prosecco, che arriva direttamente dalla Marca trevigiana. Viene acquistato da un piccolo produttore che manda una 80ina di casse alla volta, 2 volte l'anno, che gli amici si dividono a seconda delle loro necessità e ... sete.
Gli spazi per preparare la/le tavola sono diversi: dalla 'sala' che puo' ospitare tavoli per sistemare fino a 60 persone, comodamente accomodati e seduti anche su altiche panche. L'aia che, sulla piattaforma di cemento, se necessario anche di piu'. Il 'berceau' di vite americana, sotto il quale si possono accomodare anche 14 persone a tavola. Quando viene usata la sala, sotto l'ombra   fresca della vite si preparano gli aperitivi: 'spritz' e 'prosecchini' a volontà, che accompagnano salumi, crostini alla toscana, schegge di formaggio, e i classici 'frittini': zucchine, cipolle e carciofi tagliati a 'filanje', prima pre-fritti e poi, a cottura terminata, serviti caldissimi, estate e inverno. Sennò l'aperitivo non viene buono.
La vecchia 'capanna', per intenderci quella dove si riponeva il fieno, adesso serve per la legna e le circa 10 biciclette dei bambini.i. Questa capanna ha uno spazio sottostante: una stanzetta bassa  con il pavimento di circa 1 metro di cocci di bottiglie: da anni vengono 'riposte' vuote la sotto!!
I bambini, liberi di scavallare, di sbucciarsi i ginocchi, di giocare da soli o in gruppi in piena libertà. In genere le femmine fanno gruppo da se, ma non disdegnano di giocare con i maschietti.
C'è una cosa sola vietata all'Oliveta: i compiti, quelli NON si fanno!
Mentre i bambini giocano, le mamme ciaccolano - se d'inverno intorno alla bellissima stufa di ghisa a legna; se d'estate al sole per la tintarella prima dei bikini in spiaggia -, la cucina lavora alla preparazione di pranzi e cene. Talvolta si mettono sulla griglia 5 o 6 bistecche: a volte polli e altre carni di piccole bestie; spesso si mette in funzione il girarrosto e si preparano i 3 spiedi di 80 cm. ciascuno. Non mancano mai i contorni, spesso nel forno a legna del pane: il classico mix di verdure in teglia.
Ultimamente un maialino lungo circa 1 metro, ha 'girato' sul fuoco tutta la mattina. Aveva suscitato tutta una serie di 'poerino', 'piccino', 'carino' ed altre amenità. Poi tutto é finito nelle pance di tutti!!
Una colonica

Devo dire del  'cacciucco'? Oppure della 'paella' alla catalana? Bene!
Quando si tratta di cacciucco si muovono tutti: 36 o 40 persone; per la paella? uguale : una paellera di 80 cm di diametro soddisfa molti appetiti.
Per cambiare qualche volta si prepara l'abbuffata di fritto: conigli, polli, fettine accompagnate da verdure e via!
Del prosecco che non manca mai ho detto, ma talvolta é necessario incrementare la cantina con ottimo rosso toscano: Chianti di Castellina o Morellino di Scansano. Nelle occasioni importanti anche Champagne, di quello buono, con perlage finissimo.
Lo chef? Ma é il Neri, chi altro? Altri preparano altro: Gianni é il rosticcere, per esempio. Le ragazze che non 'ciaccolano' sbucciano le patate e lavano l'insalata. Dopo lavano i piatti. Un po' per uno in collo a mamma, diceva il 'Bibi' .  Seguite i menù che saranno presentati da adesso in avanti.
Alla salute!!

Francoeffe




Seguiranno alcuni menù esemplicativi.


VORREI

Vorrei, vorrei...
Per prima cosa vorrei poter evadere alcuni milioni di Euro, subire processi, appelli ecc...., anche essere condannato e, vorrei, vorei, ecco: poter scegliere la pena fra cogliere margherite nei prati delle Cascine, giocare a canasta nel mio palazzo in centro città, oppure andare a raccontar barzellette per 4 ore la settimana a qualcuno, anche a degli anziani. Meglio se con l' halzaimer!
Naturalmente per soli circa 6-8 mesi e sempre che non prenda raffreddori, non mi vengano i lupini, non abbia indigestione o mal d denti. Ma con le verdure che farei scegliere a 80 € al kg. sono sicuro che questo malanno non lo prenderei.
Poi vorrei, vorrei, ...
Poter essere indagato e addirittura autorizzato ad essere arrestato, ma vorrei mettermi qualcosa ad una gamba, tipo stivaletto di gesso e farmi trasportare in ambulanza. Dove? Forse in una cameretta di qualche Clinica in cui passare l'agosto, con il conforto dell'aria condizionata, dove le diagnosi e prescrizioni di medici compiacenti suggeriscono cosa e come fare. Si, anche una prognosi di 45 gg. vorrei, per potermi beffare del mondo che aspetta di sapere se ho 'grattato' negli affari di stato. Vorrei anche potermi eleggere Duca di un qualche paesino e stampare carta moneta e farmi credere tale. In caso potrei sempre dirmi vittima di una congiura, magari viaggiando in Land R. avuta dai fondi di funzionamento di un qualche Gruppo Consiliare.
Vorrei, vorrei, ha, ecco, anche una serie di mutande a boxer naturalmente a colori, pagate dai gonzi che mi affidano fondi pubblici. Non mi vorrei far mancare mai stuoli di topone del tipo raro, ma concreto,  'ombrettina' (si chiamavano così?) ma soltanto con altissimi tacchi a spillo e borse alla Daniela, da 3000 € in su! E dopo? Cos'altro vorrei?
No mi basta così. Sarei ampiamente soddisfatto anche se per gli avvocati avessi speso 1 milione di €.
Ma se poi mi venissero i magoni, se poi mi pentissi? E se preso dal rimorso mi sparassi in bocca?
Allora no. Meglio non rischiare. Se i modelli si spareranno avranno forse fatto il suo. Io no. Mica sono ingordo, io!
Ecco cosa vorrei. Una cosa da nulla vorrei.


Francoeffe

sabato 15 febbraio 2014

IL M° GIULIANO GHELLI: CI MANCHERA' !

Un Blog é di per se gioia e, spesso, colore. Ricordi e meraviglie. Voglia di comunicare e segni di amicizia.
Sempre, dunque, mezzo di comunicazione e di circolazione di idee, sensazioni, sentimenti, esperienze, ....
Ma  anche,  come  in questo caso, per comunicare  notizie  tristi, talvolta  ferali : é  venuto  a  mancare  il M° Giuliano Ghelli.
Ci mancheranno le sue colorite invenzioni; le sue trovate e riletture in chiave fantastica e luminosa dei lavori del grande Leonardo a cui si è ispirato in molte occasioni.
Ho avuto la fortuna di organizzare 2 sue Mostre, in tempi diversi: una personale e una insieme ad un altro amico, suo e mio: il M° Franco Bulletti. Questa non molto tempo fa.
Nella settimana precedente a questa lo avevo interpellato per sollecitarlo ad una Mostra in un notissimo Caffè fiorentino, ' ... riparliamone più avanti, adesso ho dei progetti in corso...', non chiudendo la porta a quella iniziativa.
Oggi siamo tutti un po' più tristi : quando viene a mancare un Artista, il mondo un po' si spegne. 
A chi lo ha conosciuto resterà per sempre il suo ricordo 
Giuliano ci mancherà. Eccome se ci mancherà! Ci rimarranno le sue Opere a ricordarcelo. 

Come arrivare nel Parco delle Meraviglie
Lo ricordo con questa immagine.

 a cura di Francoeffe

lunedì 27 gennaio 2014

27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA DELLA SHOAH


MAI PIU' !

Recinzioni e torrette del campo di concentramento di Biala Podlaska, Polonia
a cura di Francoeffe

martedì 21 gennaio 2014

BAMBOLINI FOREVER. Un contributo di Michele Turchi

L' amico Michele Turchi, Antropologo esperto e validissimo Ricercatore che si è speso molto per conoscere e far comprendere le Storie di Osteria Nuova, il nostro comune paese, attraverso una serie di pubblicazioni uscite nel corso degli ultimi 20 anni: 'Storie di un paese'
Si tratta di 3 libri editi dalla Società Sportiva Audace Resistente di Osteria Nuova, il comune Circolo Ricreativo che ci ha visti per lungo tempo attivi e impegnati in vari campi.
Il primo dei volumi uscì nel 1993, il 4° uscirà a breve.
Michele Turchi vanta una serie invidiabile di pubblicazioni e collaborazioni a Riviste, per cui rimando alla sua vasta bibliografia. Attualmente, ma ormai da tempo, abita a Compiobbi dove ha trovato un 'partner' di tutto rispetto e levatura: Berlinghiero Buonarroti, con cui ha pubblicato un lavoro 'Segni del Sacro Segni del Profano', Compihobby - Archivio del tempo che passa, 2009.
Il suo contributo odierno omaggia, da par suo, la mia Ricerca Genealogica del 2012.' I Bambolini nella Pievania dell'Antella' 500 anni di storia della mia famiglia nel ramo di Petriolo.
Questo il suo prezioso contributo.

IL BAMBOLINO

Franco Fantechi, che per molti anni ha abitato a Osteria Nuova, si è impegnato nell’arco degli ultimi tre anni in una complessa indagine sulla propria genealogia che l’ha portato molto indietro nel tempo, fino agli inizi del XVI secolo. Non è cosa di tutti i giorni scoprire radici così lontane in una famiglia di semplici mezzadri, residenti nel territorio di Bagno a Ripoli almeno da cinque secoli. In questo lungo arco di tempo si sono generate molte ramificazioni, alcune delle quali accomunate da un curioso appellativo che la famiglia si tramanda da secoli di generazione in generazione, attribuendolo al più anziano in vita di ogni linea familiare: “il Bambolino”. Il ramo dal quale proviene Franco ha lavorato per sette generazioni il podere Petriolo, di proprietà Moretti, al culmine della salita che dalla pieve di Antella sale verso villa Monna Giovannella, popolarmente nota come “L’erta del Bambolino”.
L’appellativo è una specie di soprannome familiare, un caso non frequente, se pur non isolato. Per rimanere nella zona di Osteria Nuova sono documentate due famiglie Pacini, vicine di podere ma non imparentate, che venivano dette per distinzione “Pacin della Casina” (dal nome del podere La Casina o Antellino) e “Pacin di Brònne”, dal nome corrotto in vernacolo dell’allora proprietario, Robert Browning. Anche la famiglia Fantappiè, una delle più radicate nel paese di Osteria Nuova (dov’è documentata almeno dal 1682) è meglio nota con l’attributo “del Misciano”.
Il primo cognome Fantechi individuato risale al 1510, e risulta dal libro dei battesimi del popolo di San Lorenzo a Vicchio di Rimaggio. La prima citazione del “patronimico” Bambolino si trova invece nei registri della pieve di Ripoli in data 22 dicembre 1584, quando venne battezzato Tommaso di Francesco di Lazzaro «dal Bambolino».
Il nipote di questo Francesco, Pierantonio di Jacopo, dalla Pieve a Ripoli si trasferì nel popolo della pieve di Santa Maria all’Antella, dando origine ai due rami detti “del Ginori” e “di Petriolo”, al quale appartiene Franco, i cui nonni dal 1930 hanno abitato a Osteria Nuova portandosi dietro l’appellativo.

 Michele Turchi

Pubblicato sulla pag. Facebook di “Storie di un Paese” il 18 gennaio 2014.


Stemma dei Fantechi 'bambolini' del ramo di Petriolo realizzato da Michele Turchi


a cura di Francoeffe


martedì 7 gennaio 2014

CONIGLIO IN FRICASSEA


Un magnifico piatto di Fricassea

Questo é il primo contributo dell'amico Chef Roberto Senesi, in procinto di lanciare una sua Scuola di Cucina, di cui seguirò l'evoluzione. Fin d'ora buona fortuna, Roberto.
Ingrediento per 4 persone.
4 cosce  o lombi
2 limoni
2 tuorli
2 tapinambur di misura adeguata
1 carota
1 zucchina
2 scalogni
un bel mazzetto di prezzemolo
vino bianco, olio extra vergine, sale e pepe q.b.

Preparazione:
Spolpate il coniglio, riducetelo in pezzi adeguati, che raccoglierete in un tegame insieme allo scalogno tritato, mezzo bicchiere di vino, un filo d'olio, il succo di 1 dei limoni, sale e pepe.
Fate cuocere a tegame coperto a fuoco medio per circa 25'.
Dopo 10' unite la carota, precedentemente nettata, tagliata a dadini, la zucchina ed il tapinambur tagliati a fettine. Quindi fate restringere il sugo che si è formato.
Al termine della cottura, dopo avere grattugiata la buccia dell'altro limone, l'aggiungerete con il suo succo, i tuorli ed il prezzemolo, abbondante, tritato finemente, mescolate il tutto e spegnete..
Portate la fricassea ben calda in tavola, con la sua salsa di cottura, avendo cura di scaldare leggermente il vassoio da portata. Guarnite con alcune fettine di limone.


 a cura di Francoeffe

mercoledì 4 dicembre 2013

MOTONAVE 'PAGANINI': ALTRE 6 FOTOGRAFIE DI UFFICIALI DEL 19° RGT. ARTIGLIERIA

Pubblico una nuova serie di 6 fotografie di Ufficiali del 19° Reggimento Artiglierie D.f. 'Venezia', di stanza a Firenze durante il corso della seconda Guerra Mondiale. 
Il Reggimento aveva sede alla 'Zecca', la caserma Baldissera, sul Lungarno Pecori Giraldi.
Anche questi Ufficiali operarono in Albania negli anni 1940 - 1943. 
Come dei 5 Ufficiali pubblicati in precedenza, non conosco la loro sorte.
PREGO CHI HA NOTIZIE IN MERITO DI COMUNICARLE.

ALTRI 6 UFFICIALI DEL 19° REGGIMENTO ARTIGLIERIA

a cura di Francoeffe

martedì 3 dicembre 2013

MOTONAVE 'PAGANINI': LA RICERCA CONTINUA. OLTRE AI NAUFRAGHI, SI CERCANO GLI UFFICIALI DEL 19° RGT. ARTIGLIERIA D.f. 'VENEZIA'

I miei lettori, pochi o tanti, sanno che ho intrapreso una Ricerca su un episodio della seconda Guerra Mondiale: l'affondamento della m/Nave 'Paganini'.
Questo episodio ebbe una vasta risonanza e un grande impatto, in particolare nella Provincia e nella città di Firenze, ma nella Toscana in generale. Questa terra avevano 'fornito' molti dei soldati imbarcati.
La Nave salpò da Bari, la sera del 27 giugno 1940 e al largo di Durazzo, in Albania, dopo una esplosione e un incendio, nel giro di circa 6 ore, si inabissò, anche se non completamente, tanto che gli alberi sporsero per qualche tempo dall'acqua.
La ricerca va avanti lentamente per la mancanza di documenti: lista d'imbarco e forza del 19° Reggimento di Artiglieria non sono disponibili. La Ricerca si basa quasi esclusivamente sul sistema del 'passavoce', da uno all'altro e così via. Inoltre ho potuto e posso contare sul supporto di alcuni giornali on-line e cartacei, che hanno pubblicato l'appello che invitata a collaborare a questa Ricerca.
I PRIMI 6 UFFICIALI DI CUI CERCO NOTIZIE E RECAPITI

Per fortuna un ufficiale fiorentino, ha portato circa 350 fotografie, scattate nel corso dei suoi 3 anni di campagna di guerra in Albania e Montenegro. Da queste ho tratto una serie di foto di alcuni ufficiali, le famiglie dei quali mi interessa contattare..
Dunque, chi avesse notizia di quest o di altri ufficiali di questo Reggimento, all'epoca di stanza alla 'Zecca', la Caserma' Baldissera ' di Firenze, é invitato calorosamente a darmene notizia tramite la posta elettronica : montefinale@alice.it. 
Più avanti pubblicherò le foto di altri ufficiali di cui cerco traccia. Grazie per la collaborazione.

a cora di Francoeffe


martedì 12 novembre 2013

UNA RICETTA STAGIONALE TRADIZIONALE by Neri

Un bel mazzo di Cavolo nero
Il consulente gastronomico/culinario del Blog, Neri - dagli amici detto 'Nerone' -, ha mandato un'altra ricetta.
Questa volta una ricetta della tradizione, mugellna ma non solo,  per di più di stagione. Quel che ci vuole!
Scrive Neri :
questo piatto è uno di quelli che si definiscono poveri. Di questo piatto si potrebbe aggiungere : povero si, ma .. ricco di sapori mugellani! Questa è stata sicuramente una delle più belle scoperte della cucina di questa bellissima zona collinare nei dintorni di Firenze.

FARINATA DI CAVOLO NERO
ingredienti:
500 gr. di farina di Granturco (possubilmente non del tipo 'Valsugana, che cuoce in 3 minuti, ma ...);
un bel mazzo di cavolo nero;
3 Porri;
3 Salsicce toscane;
300 grammi di Fagioli cannellini;
Olio extra-vergine di oliva;
sale e pepe q.b..
preparazione:
in una pentola con abbondante acqua, si lessa il cavolo a cui avremo già tolte le costole; a fine cottura si toglie dall'acqua, conservandola, in cui cuoceremo la polenta che quindi si insaporirà di cavolo.
A parte, in una padella con abbondante olio, faremo un bel soffritto con il porro tagliato fine, a cui aggiungeremo le salsicce sbriciolate, i fagioli precedentemente cotti a parte ed il cavolo lessato, tagliuzzato grossolanamente : al termine della preparazione questo sarà il 'condimento' di cui adesso vediamo l'uso.
A 2/3 della cottura della polenta aggiungeremo tutto questo 'condimento' arrivando al termine della sua cottura. Scodelleremo la polenta in placche o pirofile in maniera di formare dei 'pani' che lasceremo raffreddare e, volendo, anche conservare in frigo per qualche giorno.
Il giorno seguente la cottura, arriva la 'magia' !
Prenderemo la quantità che ci interessa di questi 'pani' di polenta raffreddata, che faremo gratinare sotto il 'grill'. Tolta dal forno,la taglieremo a fette che condiremo con l'olio nuovo, naturalmente delle nostre parti, dunque 'Toscano DOP'. Ecco perchè ho parlato di ricetta 'stagionale'! 
Questo piatto è cucinato nel Mugello per tutta la stagione fredda, a cominciare dal momento in cui inizia la spremitura delle olive : con l'olio nuovo è tutta un' altra cosa!!
Salute a tutti e... , alla prossima.

Neri

a cura di Francoeffe    

domenica 10 novembre 2013

Un luogo degli affetti : il Reto

Una rigogliosa pianta di Alloro
Andare al Reto è sempre stata una festa per me!
Da bambino c’ero stato quando passavano gli aeroplani carichi di bombe da scaricare sulle stazioni ferroviarie di Firenze : Porta al Prato, Campo di Marte, Rifredi ecc…  Da ragazzo, con il nonno Giacco, a prendere il maschio per fare la conigliolata, a vendemmiare, a battere il grano : ero, eravamo di casa.
Gli zii del babbo, i Carraesi, mi volevano un gran bene : un po’ per quei soggiorni in tempo di guerra quando avevo 3 anni ed una testa piena di riccioli, ma anche perché adoravano, ed erano ricambiati, la mamma ed il babbo.
Ho già raccontato di quando la mamma andò a fare la conoscenza di questi zii.
In tempo di guerra eravamo sfollati abitando dai nonni all’Osteria Nuova, per aspettare il passaggio del fronte, dove poi nacque mio fratello Marco, nel ’44. La mamma non appena sentiva le sirene che da Firenze davano l’ allarme, prendeva me in braccio e con Marco nel pancione, scendeva a volo le ‘mortole’ per arrivare al più presto al Reto e rifugiarsi in cantina con gli zii e tutti gli altri.
A volte l’allarme ci trovava vicino allo stalletto del maiale, dove io non volevo entrare : “…c’è puzzo, c’è la merda,..”! Una volta di queste il babbo mi prese per un braccio e mi suonò sonori sculaccioni: da allora entrai in quello stalletto a volo, senza fiatare!
La prima volta che tornai col nonno al Reto (adesso ci abitavo all’Osteria), ho riconosciuto la cantina ed in particolare il sasso su cui stavo in collo alla mamma : la cantina era scavata nel terreno sotto la casa.
Dal 1952 al ’55, anno in cui cominciai a lavorare, sono stato molte volte al Reto : per me era sempre una festa, per gli antichi rapporti d’affetto, per le squisite merende : pane di casa e olio dall’ orcio della  cantina.
Dopo almeno 3 vendemmie e altrettante battiture, con l’inizio della mia attività lavorativa la frequentazione al Reto praticamente cessò.
La casa e le pertinenze abitate dagli zii sono adesso proprietà dei figli di un altro loro nipote : in qualche maniera questo luogo è rimasto nell’ambito delle parentele della famiglia.

Francoeffe

martedì 17 settembre 2013

STORIA LOCALE : ALCUNI LIBRI IN USCITA

L'amico Michele Turchi mi inoltra questo suo contributo che pubblico ben volentieri, ringraziandolo.
Michele che non è nuovo a fornire contributi di varia natura è anche un appassionato cultore di libri e della scrittura. Lui stesso è Autore di pubblicazioni di Storia locale che, come me del resto, non ritiene assolutamente 'minore'!




STORIA LOCALE, STORIA MINORE?

Nato e vissuto per la prima parte della vita sulle verdi colline ripolesi, per ragioni che qui sarebbe troppo lungo spiegare mi sono trasferito, armi e bagagli, nella valle dell’Arno fiesolana, a Compiobbi, ormai da un ventennio.
Abituato alle distese di olivi, ai panorami aperti delle colline, al rumore sordo e continuo dell’autostrada, ho faticato un po’ ad abituarmi al fiume, al rumore forte e improvviso del treno, all’orizzonte chiuso da verdi colline. Soprattutto, poi, mi sono trovato privo di coordinate, in un ambiente per me nuovo. Non conoscevo i toponimi minori, non sapevo dove portavano le mille stradine, che storia avessero avuto le varie ville, quali opere d’arte nascondessero le chiese e gli oratori.
Forse per questo ho sentito il bisogno di attaccarmi a qualcosa di familiare, di conoscerlo meglio e più a fondo, fino a raccogliere il frutto di queste ricerche in tre volumi (il quarto è in preparazione), dal titolo “Storie di un paese”. Bene o male, sono così entrato a far parte della categoria dei cosiddetti “storici locali”. Strana categoria, peraltro. Ricercatori appassionati, dilettanti ma non per questo sprovveduti, che conoscono ogni angolo del loro territorio di riferimento, anche se a volte peccano un po’ di fantasia. Col tempo, però, alcuni riescono a fare il salto di qualità.
Vorrei segnalare alcune pubblicazioni recenti, o addirittura ancora non stampate, che meritano di essere cercate. Sì, perché purtroppo questi libri non si trovano comunemente nelle librerie, a volte si devono cercare nelle edicole locali, alle feste di paese, nei circoli ricreativi. Di solito non costano molto, ma il contenuto vale molto di più del prezzo pagato.

“Tagliaferro. Origini e storia di un popolo del Mugello”, di Massimo Certini (Ed. del Poligrafico Fiorentino, 2013). Storia, personaggi, trasformazioni di un borghetto di poche case. Centocinquanta pagine ben illustrate, a colori, avvincenti nella lettura, quasi come un romanzo.

“Rignano sull’Arno. Frammenti di memoria”, di Roberto Lembo (Archivio del tempo che passa, 2013). Settanta storie e centinaia di foto dal territorio rignanese; non solo il capoluogo, ma anche Troghi, Cellai, Rosano, Bombone, San Donato in Collina. Presto la presentazione.

“Il triangolo delle Gualchiere”, di Berlinghiero Buonarroti (in corso di stampa). Dieci anni di lavoro, circa 450 pagine, mille foto, per illustrare il territorio della valle dell’Arno fiesolana: Compiobbi, Girone e dintorni. Un intrigante viaggio nel corso dei secoli, che “scopre” un territorio finora poco indagato, con in più la curiosità e la vena di humor che denotano l’autore.
Ecco a cosa mi riferivo quando parlavo di salto di qualità.

Michele Turchi, settembre 2013


a cura di Francoeffe

domenica 15 settembre 2013

LE SORPRESE NON FINISCONO MAI. Ovvero ELEGIA DELL'OLIVETA

Che questo fine settimana fosse iniziato bene lo dimostra il 'post' precedente. Non avevo promosso, avviato, suggerito, iniziato, niente di niente. Ma si sa, le cose prendono una loro strada - in questo caso buona -, indipendentemente dalla volontà dei gratificandi, dei gratificati e dei gratificatori.
La telefonata di Neri che diceva che avrebbe portato il nipote a passare la notte da noi, confermava già la bontà di questo w.e. La serata passata con Mirko al Parco dei Divertimenti ha chiuso il sabato alla grande. Si sono soddisfatti nipote e nonno! Ma c'era ancora la domenica da passare, per la quale era previsto un Convivio all' Oliveta, la colonica immersa nei boschi di Vaglia affittata dalla combriccola del Neri.
In questi casi non è  carino chiedere cosa sarebbe arrivato in tavola. Sarebbe come dire : scelgo di venire  se mi piace! All'Oliveta piace tutto : l'ambiente, la campagna, la pace. la compagnia, le chiacchiere, il chiasso dei bambini che scarrozzano a perdifiato, i fichi quando ci sono, insomma tutto. E la tavola!
Oggi la tavolata ne contavai 21, compresi i bambini : una bimba di 4 mesi non conta, neppure statisticamente all'Oliveta. Dire che si inizia  con il solito aperitivo sarebbe offendere gli aperitivi. All'Oliveta si inizia con il 'solito' fritto mix caldissimo di funghi, melanzane, patate, zucchine, carciofi, ecc.... Oggi si sono aggiunte ben 2 (due) torte salate. Torte? 2 'quicque Lorreine' alla pregiata cipolla di non so dove e pizzicotti di pasta al sesamo e papavero. Roba da sballo!! Garantito!
Ma no, non a secco, ci mancherebbe altro : prosecco della Marca e uno 'champagnino' (troppo poco, rispetto alla qualità) da sorseggiare fra uno Spritze al Prosecco e l'altro.
Dopo questo approccio la tavola non poteva essere da meno :
- risotto al colombo;
- arrosto girato e in forno a legna con tordi, beccacce, passerotti, fegatelli, maiale e pollo, tutto intervallato da pane   infilzato nello spiedo e peperoni rigorosamente gialli; 
- la verdura : cruditè e insalata indivia all'aceto.
Ha chiuso un giro di dessert al cucchiaio: passato di fichi e fior di panna ai pistacchi, guarnito con caramello lucido.
Dalla cantina è uscito 'soltanto' un rosso da 13,5 della zona di Bolgheri.
Nel momento della siesta sotto il canniccio ricoperto di edera e vite americana, l'acquazzone domenicale ci ha mandati tutti in casa prima, a casa nostra poi. Questo w.e. si è chiuso così.

Francoeffe

SORPRESA !

Quando dopo la pausa estiva il Coro ha ripreso prove e Concerti, il Segretario, in una circolare ai coristi, ha fatto sapere i prossimi impegni : il 7 settembre a Vicchio del Mugello, il 14 a Siena, il 21 alla Sede dell' A.N.A. al Cestello, il ....
I primi 3 impegni sarebbero stati fra quelli 'fulminanti' per diverse ragioni : al  primo avrei invitato tutte le persone che nel corso dell'anno avevo incontrato negli Archivi comunale frequentati per la mia attuale Ricerca; oltre tutto persone che mi avevano veramente 'dato una mano'. Inoltre sarebbe stato un Concerto da cantare in un teatrino/gioiello : il 'Giotto' (ma va?) del paese mugellano, senza contare che sarebbe stato un evento curato dagli Alpini della zona e che avrebbe visto la partecipazione di altri 2 Cori, uno dei quali incontrato ai primi di luglio in una bellissima trasferta a Castiglione dei  Pepoli.
Il secondo a Siena, la mia seconda città, quella di elezione, quella prescelta! E la 'location? pare poco? Il Rettorato, l'Aula Magna dell'Università!! C'è da scusare se è poco!! Questo il programma : h, 14,30 appuntamento a Bottai per salire sul bus; ore 15.30 ritrovo al Museo della Contrada del 'Liocorno' con chi era arrivato con mezzi propri : avremmo visto la 'Martinella' conquistata ai fiorentini a Montaperti; visita al Museo dell'Università e Concerto. L'unico neo (se si può dire) : la visita al 'Liocorno' : bella contrada, niente da dire, ma sarebbe stata da visitare quello dell'Onda, la mia Contrada. Mica per campanilismo, solo perchè aveva vinto la Carriera di Agosto, quella dell'Assunta!!, tanto che a Siena, ancora e fino alla Festa della Vittoria del 27 prossimo, ci sono esposte solo Bandiere dell'Onda; per quello del 21, all'A.N.A., à da prevedere una gran festa, stante i rapporti con l'Associazione e l'entusiasmo contagioso degli Alpini,  tanto da scaldare l'ambiente. E a seguire un gran cenone fra canti e... vino!  Ma...
Una telefonata dell'Ufficio Assistenza di Bagno a Ripoli mi informa che il 14, dalle h. 16,00 in avanti, ai Giardini 'I Ponti' ci sarebbe stata una gran Festa delle Associazioni di Volontariato, la 'Rete di Solidarietà',
dove non potevo mancare per la ragione che le ragazze dell'Ufficio avrebbero curato per l'8a volta l'organizzazione. Ma che sarebbe anche stata l'ultima : da li a poco avrebbero avuto il pensionamento.
Fra l'ipotesi Concerto a Siena e questa Festa ho dovuto, ma con piacere, scegliere la Festa : alle ragazze, con cui iniziai a collaborare 38 anni fa, non potevo far mancare il mio saluto di commiato.
Ed eccola qua la sorpresa! Dopo il saluto del Sindaco c'è stata la premiazione di 1 operatore per ogni Associazione/Organizzazione di Volontariato. Ecco l'insistenza delle ragazze perchè fossi presente : non solo per gratificarle dopo tanto lavoro svolto da sempre ineccepilmente, ma perchè potessi ricevere di persona il Diploma. Questo!!


Francoeffe